domenica 26 aprile 2026

Di opere e miti

L'altra mattina mi sono svegliato con il messaggio della morte di Taylor Kirk dei Timber Timbre e mi è spiaciuto moltissimo. Capita sempre più spesso ultimamente, per forza di cose visti i miei capelli ormai più bianchi che grigi, di ricevere notizie della scomparsa di qualcuno che in passato è stato in qualche maniera importante nella mia vita e di rimanerci molto male. Non parlo di persone conosciute, quello è scontato che avvenga, quanto di artisti che hanno contribuito ad arricchire il mio bagaglio emozionale attraverso le loro opere, perché l'arte o ti arriva nel profondo e ti suscita un qualche tipo di emozione o non è arte, almeno per me. 

Non sto a farne un elenco, sarebbe lungo, ma se in passato, da più giovane, questo tipo di notizie erano accolte con una naturale presa d'atto e una quasi assoluta indifferenza ("Sai che è morto Jaco Pastorius?" - "Maddai?" - "Eh sì. In seguito a un pestaggio" - "Ma pensa! Che ti bevi?"), oggi queste cattive nuove toccano in maniera profonda, e non solo me a quanto vedo in giro. 

Tutto molto naturale, comunque. Pastorius, per continuare nell'esempio, era entrato nelle nostre vite da non molto, era molto più grande di noi, altra generazione, altre storie, non vissute direttamente. Con i Taylor Kirk (o i Mark Lanegan, i Prince, i Pino Daniele, gli Shane McGowan e tanti, tanti altri) tutto è recepito diversamente perché abbiamo vissuto i loro percorsi mentre noi ci affannavamo sui nostri. Hanno scandito i nostri momenti con le loro opere. Li hanno arricchiti, influenzati, resi memorabili.

Qui nasce forse il grande equivoco. Finiamo per confondere l'opera con chi l'ha creata, anche se niente realmente sappiamo di lui. Pensiamo, sbagliando, che se qualcuno è riuscito a produrre una cosa tanto bella è perché rispecchia la sua essenza. In pratica ne facciamo un mito, lo innalziamo a modello/esempio inserendolo nel nostro personale pantheon e quando qualche elemento sconosciuto va a intaccarlo ci sentiamo defraudati di qualcosa che alla fine ci eravamo costruiti da soli.

Un caso emblematico è rappresentato da Neil Gaiman, autore di quel capolavoro a fumetti che è Sandman e tanto altro. A un certo punto salta fuori che nel privato ha comportamenti piuttosto controversi e il mito per chi lo ha amato casca, trascinando molto spesso con se tutte la sua opera. 

Quello che è successo con l'autore inglese, restare delusi dal comportamento di qualcuno che si ammira e vedere poi con luce diversa le sue creazioni, è successo molte volte a tanti altri, a volte anche solo perché il nostro "mito" a un certo punto si discosta dal nostro pensiero che è poi quello che credevamo erroneamente essere anche il suo. Un caso su tutti, Giovanni Lindo Ferretti dopo il ritorno in seno a Santa Romana Chiesa e, soprattutto, dopo la partecipazione ad Atreju ospite della Meloni, ha visto dividere il proprio pubblico tra chi ancora lo sostiene e chi lo ha abiurato con tutto ciò che ha scritto.

Un bel dilemma insomma si presenta in chi ha ammirato e si è riconosciuto in alcune opere e, forse sbagliando, nei relativi autori: che fare di tutto quello che, abbiamo detto, ha contribuito alla propria crescita personale? Buttare via tutto e passare oltre, tenere comunque tutto e negare le evidenze? 

Per quello che mi riguarda ho da tempo imparato a scindere le opere dagli autori, perché alla fine sono le prime quelle che in qualche maniera arrivano e non ha importanza chi le ha prodotte. Sandman resta quindi il mio fumetto preferito nonostante Neil Gaiman e, per tornare all'attualità, continuerò a pensare che Taylor Kirk ha composto molte belle canzoni, indipendentemente dalla natura del loro autore (o forse proprio a causa di questa).

In tutto ciò credo venga in soccorso proprio l'ex frontman dei CCCP/CSI con la sua A Tratti, lo splendido brano di apertura di Ko de Mondo. Lì dentro, oltre a parecchie altre perle, c'è a mio avviso la risposta al nostro quesito: Non fare di me un idolo, mi brucerò......


Nessun commento:

Posta un commento