(Cartello in un supermercato alle porte di Torino, Piemonte, Italia, settembre 2026 - foto di Rouge)
Questa estate del menga finalmente sta tornando a livelli di temperatura più sopportabili, anche se, è bene ricordarlo, restiamo comunque al di sopra delle medie stagionali.
Visti i tempi che viviamo, tarati sulla durata di un reel, è un attimo che quanto vissuto in questi quasi quattro mesi di caldo ininterrotto vada nel dimenticatoio.
Ci si dimenticherà dei pomeriggi trascorsi barricati in casa con persiane chiuse e tende tirate, per fare arrivare meno luce solare possibile su muri già caldi.
Dei ventilatori intenti a roteare ventiquattro ore al giorno e dei condizionatori in funzione per rinfrescare dentro e scaldare fuori.
Del rumore di sottofondo prodotto da questi.
Costante. Ininterrotto.
Urticante.
Che a volte ti faceva venire voglia di prenderli e lanciarli fuori dalla finestra, ma non lo hai fatto solo perché poi bisognava andare a recuperarli. Sotto il sole.
Della temperatura delle auto lasciate in sosta, e del tempo perso ad aspettare che si raffrescassero un minimo per evitare colpi di calore.
Del prepararsi anche solo per fare qualche decina di chilometri: acqua a portata, climatizzatore al massimo, finestri sù, giù, boh.
Dello spavento preso in autostrada, con fuori 38° e centinaia di chilometri ancora da percorrere, quando il condizionatore dell'auto ha smesso di rinfrescare.
Della conseguente ricerca frettolosa di un posto all'ombra per controllare cosa fosse successo e del sollievo nello scoprire che bisognava solo fare una pausa (ventola dell'auto in funzione per raffreddare il motore, meno energia a quella del condizionatore). Una cosa comunque mai accaduta in trentanove anni di guida e più di un milione di chilometri percorsi.
Del fare attenzione al lavoro: a non fare troppo movimento, non fare troppo sforzo, controllare che sia ventilato, fermarsi quando sembra di essere andati oltre, rinfrescarsi, bagnarsi la testa e bere acqua, pure se non ne hai voglia.
Dell'attesa delle ferie, che non arrivavano mai.
Del modificare programmi mentre cerchi di goderti la strameritata vacanza, perché 36° alle otto di sera in Francia non te le aspetti e rinunci alla visita del borgo, dato che oltre a noi c'è una cagnetta che il caldo proprio non lo sopporta e devi tenerne conto. Non è stata l'unica volta in cui si è dovuto non fare quello che si sarebbe voluto, e la cosa scoccia enormemente.
Dello sconforto che ti prende quando apri una qualunque area commenti di un qualunque post social riguardante il meteo (ma non solo) dei maggiori siti di informazione. E' una magra consolazione sapere che se sono intasate da una marea di bot, troll e utili idioti vuol dire che l'articolo/post post ha molto probabilmente colto nel segno e puoi quindi crederci, ma quanti fanno questo ragionamento? Spero siano tanti, ma va a sapere.
E poi ci si dimenticherà dei soldi in più spesi in carburante e elettricità per gli aumentati consumi, oltre che per le scelte criminali di un ottantenne rincoglionito. Lo stesso che ha pensato bene di uscire da tutti gli accordi sul clima, nonostante il suo sia secondo nella lista dei Paesi che emettono più gas serra responsabili del riscaldamento globale.
Alla fine è tutto collegato, e ancora una volta si capisce come la faccenda possa essere risolta solo grazie alla politica: prima ci si leva dalle scatole chi apertamente nega il problema e chi in tutto il mondo apertamente li appoggia, e prima si potrà se non altro cominciare a cercare di risolvere la questione.
Ci sarebbe bisogno di scelte coraggiose e radicali.
Di prendere atto e risolvere.
Di andare avanti, finalmente, e a volte sono pure preso da ondate di ottimismo. Mi dico che una roba come quella che stiamo vivendo è troppo perché non la si noti e non si agisca di conseguenza.
Poi apro le news.
La tentazione di lasciar perdere è la prima ad arrivare.
La prima anche ad essere mandata via.
"Alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena
Potete stare a galla
E non è colpa mia se esistono i carnefici
Se esiste l'imbecillità"
