Odio il caldo. Non l'ho mai sopportato e ho sempre guardato storto quelli che "a me il caldo piace". Sempre. Pure prima del 2003. Pure prima che le temperature medie estive si attestassero su un aumento di circa 2° rispetto agli anni precedenti il 1990. Sarà per via dell'essere nato ai primi di settembre in quella che giù sull'appennino è già considerata montagna quando le temperature si fanno piacevoli pure ad altre latitudini, con ancora quasi tutto un anno prima che il caldo vero mi si presentasse per la prima volta, ma - lo ripeto - io il caldo non l'ho mai sopportato. Potete quindi immaginare con quale gioia mi sono apprestato ad affrontare la stagione che comincia oggi, quella che con buone probabilità si avvia a peggiorare le già poco confortanti statistiche legate alle temperature.
Dicevo del 2003, di quell'estate cominciata a metà maggio e continuata ininterrottamente fino a quasi fine settembre. Una lunga bolla di calore rimasta nell'immaginario collettivo come l'inizio di qualcosa che è andato via via peggiorando e che se ventitré anni fa era una anomalia, oggi è diventata - purtroppo - la normalità. In mezzo anni di allarmi inascoltati, propositi di interventi per limitare le attività antropiche responsabili del riscaldamento globale buttati al vento, scienziati e climatologi che non sanno più come far capire che ci stiamo avviando in un territorio sconosciuto, con conseguenze catastrofiche e con in più la pena di dover sopportare le mandrie negazioniste che negano ogni evidenza.
Di queste ultime c'è poco da dire. Al netto di troll, bot e imbecilli prezzolati che hanno tutto l'interesse affinché nulla cambi, gli altri sono esattamente gli stessi che abbiamo imparato a conoscere durante gli anni del Covid, quelli talmente terrorizzati dal mettersi di fronte alla realtà che negherebbero la loro stessa esistenza se servisse. Ignavi fino al midollo, cercano però consensi da chi ritengono inconsciamente normale per sentirsi di esistere, casi psicologici vocianti, che creerebbero meno danno se solo guardandosi allo specchio si dessero dell'idiota una buona volta, ma tant'è.
La situazione dunque è grave. Dopo aver visto anno dopo anno disattesi tutti gli accordi presi sul tema del contrasto al riscaldamento globale, c'è da essere seriamente preoccupati, di più, angosciati riguardo alla faccenda considerando anche un altro aspetto: noi i cui capelli sono ormai bianchi ricordiamo le estati del secolo scorso, dove i 34° erano evento raro, dove capitava certamente di vivere giornate e notti calde e afose, ma duravano due/tre giorni a dir tanto e poi si rientrava nella norma.
Ma chi è nato attorno al 2000 e anni successivi non sa nulla di tutto ciò. La normalità per loro è quella che viviamo oggi, con ondate di calore persistenti scambiate per estate.
Qualcuno (genitori? parenti? insegnanti?) dovrebbe dir loro che fino a venti anni fa le cose erano diverse, dovrebbero fargli capire che quelli che ci rimetteranno di più sono proprio loro, non certo i rincoglioniti ottuagenari che "governano" il mondo a suon di guerre inutili.
Che se c'è una causa per cui vale la pena lottare per cambiare le cose è proprio questa, non chissà dove nel mondo, ma qua da noi, ora.
Mi auguro, l'unica cosa che posso realmente fare oltre a cercare soluzioni personali (perché al momento non rimane nient'altro), che i ragazzi oggi prendano coscienza della situazione e sappiano far meglio di chi li ha preceduti. Quest'ultimi sono ancora troppo impegnati a ballare sul Titanic per poter fare qualcosa.

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