C'è dunque in provincia di Cuneo, a Fossano per la precisione, questa nuova realtà di cui faccio a distanza, per come posso, immeritatamente parte. Una web radio, questa la nuova realtà nata dalla passione di alcuni sognatori per la radio, la musica e per il sociale che a un certo momento hanno deciso di mettere a terra quel sogno e provare a costruirlo realmente, riuscendoci tra l'altro.
Attorno all'input iniziale dato dalla sognatrice, Presidente per acclamazione, Simona Moretto, si sono aggregate decine di persone vogliose di (che brutta espressione) mettersi in gioco indossando cuffie, manipolando tasti e parlando nei microfoni di cose che si conoscono e che appassionano.
Come a uno di quei ritrovi dove ci si porta il cibo da casa per condividerlo con i presenti, ognuno porta il suo per offrirlo agli altri, con la neanche troppo segreta speranza che questo possa piacere, ma anzi con l'intima convinzione che sia buono, solo magari non troppo conosciuto.
Programmi vari dunque, di gente varia, con la passione in comune, se dobbiamo cercarne una, del voler comunicare. Neanche troppo originale in questo spicchio di tempo dove dall'avvento dei social tutti, ma proprio tutti, ci siamo messi a cercare una voce che fosse udibile, o forse (meglio) qualcuno disposto ad ascoltarla.
Non tutti ci sono riusciti. La maggioranza a quel che vedo col passare del tempo ha desistito, declassando i propri canali social a finestre chiuse alle quali ogni tanto affacciarsi per vedere il mondo di fuori, ma senza più la voglia di aprirle per parlare a chi passa. Troppo il casino che ne arrivava forse, in alcuni casi magari pure troppo il puzzo di ciò che da sotto saliva, inevitabilmente. Fatto sta che il rumore da fuori è rimasto, le voci e la voglia di esternare sono soffocate e faticano ad uscire.
Gli associati di Radio Fossano BackInTown, questo il nome scelto, evidentemente non si sono rassegnati al rumore di fondo, non vogliono rinunciare ad avere una voce: se finestre e porte sono rimaste bloccate e non c'è verso di riaprirle si va a provare altro, in questo caso alzando il volume dentro la propria stanza affinché possa uscire fuori. Ci si prova almeno.
Io di mio penso di voler dire le cose alla mia maniera.
Non parlo in radio, ché la mia voce non la sento radiofonica, ma cerco di dire le cose in musica, selezionando brani tra quelli che fanno parte di un mondo che sento privato, quelle canzoni/rifugio dove vado a perdermi quando ne ho necessità per il potere evocativo/curativo che possiedono. Ora non vi aspettate chissà cosa: sono solo brani per me belli, che a me trasmettono emozioni e qualcosa di indefinito magari, ma che se arrivano a me, ci sarà senz'altro qualcun altro sullo stesso tipo di frequenze. Nulla di più.
Poi magari continuare a parlare e dire cose qui, in questo altro spazio privato dove le cose non mi riescono certo meglio, ma dove il tempo mantiene una dimensione a me più congeniale.
Le puntate di Private Idaho, questo il nome anche del mio programma, oltre che sulla radio in orari che possono essere recuperati qui, possono essere riascoltate su questo canale, altro ennesimo spazio di espressione esistente.
Che arrivi realmente a qualcuno è tutto da stabilire, ma forse non è questo l'importante. Forse l'importante è solo tentare di aprirle quelle finestre e quelle porte.
Che arrivi realmente a qualcuno è tutto da stabilire, ma forse non è questo l'importante. Forse l'importante è solo tentare di aprirle quelle finestre e quelle porte.
Almeno provarci.
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